lunedì 31 agosto 2009

La sete è sete ........e loro lo sanno!


L'Uganda è il paese più ricco tra i tre che ho visto. Kampala si presenta meglio di Kigali, anche se con le stesse contraddizioni. Hanno più acqua, si vedono molti più palazzi di cemento, le strade asfaltate si trovano più facilmente e la confusione è notevole. Non manca la zona povera, meno drammatica di Kigali, ma sullo stesso standard di enormi mucchi di pietre, macerie, immondizie sulle quali si reggono delle casupole e in mezzo c'è lo spazio per il passaggio delle persone. E' indubbiamente in evoluzione......
Ci avevano promesso una gita al lago Vittoria e una cena a base di pesce per farci riprendere un pò ed eravamo in trepida attesa mentre il pullman scorreva per la città.
Non so da quanto avevamo lasciato la zona povera.........uno, due chilometri, forse di più, ma non certo molti.


Un passaggio a livello e gente in divisa ci fanno percepire che qualcosa di diverso avremmo sicuramente visto. All'improvviso giardini con erbetta, fiori, viali alberati, insomma sembrava essere di colpo entrati in un ....villaggio turistico di grande lusso. E lo era! C'era anche la piscina!

Basta poco a noi occidentali per adeguarci al lusso, così mentre tutti i ragazzi andavano in escursione al lago Vittoria, io e altri due "pinocchio" siamo fuggiti per andarci a immergere nelle acque della splendida piscina. Dietro c'era la palestra, bagni bellissimi e persino le docce calde!!!!
ALLORA E' POSSIBILE ci dicevamo.

Arriva l'ora di cena, tavoli pronti per tutti, cena a prezzo fisso con un bellissimo pesce e contorno di patate e una bevanda a testa a scelta. Tavoli da dieci, ci sediamo come capita anche per fare altre amicizie. Eravamo aumentati perchè si erano uniti i ragazzi delle comunità del Congo e dell'Uganda.
Arrivano le pietanze e logicamente la sete. Chiediamo...... sorriso .........niente.
In Africa usa così, non vi preoccupate, ci rincuora un missionario.
Ci guardiamo intorno e negli altri tavoli arrivano le bibite, una a testa come concordato.
Passa mezz'ora, passa un'ora e la sete aumenta vertiginosamente insieme con il nervosismo.
Richiamiamo il cameriere il quale riprende le ordinazioni e sparisce.
Torna dopo un pò con la faccia di circostanza dicendo che noi le bibite le dobbiamo pagare perchè sono finite.
- Finite???? Che vuol dire???? Forse avete dato di più agli altri, ma il prezzo era concordato!
Si alza il missionario e va a discutere con il capo cameriere.
Risatina di una signora che era con noi.
- Perchè ridi?
- Ragazzi se volete bere tirate fuori i soldi!
- Perchè?
- Guardatevi intorno, siamo l'unico tavolo di bianchi!
Ci giriamo ed effettivamente ad ogni tavolo c'era qualcuno di colore.
- Ma che vuol dire? No, è un caso, ci deve essere un'altra spiegazione. - Ero quasi sdegnata per una simile affermazione.
Torna il missionario con in mano una bottiglia di acqua e una di birra.
- E' tutto quello che sono riuscito ad ottenere, mi spiace. Credo che l'essere un tavolo di soli bianchi ha avuto delle ripercussioni. Se volete bere mi dovete dare un dollaro a testa!
Confesso che non ho mai pagato tanto volentieri una tassa che poteva ritenersi ingiusta. Ingiusta???? Ma ingiusta per chi?
E' stata una delle più belle lezioni che l'Africa mi ha dato e non certo perchè avevamo fatto apposta ad essere solo bianchi. La sete è sete sempre........al di là del colore della pelle...............e noi abbiamo i soldi per pagare persino .......la piscina! E ancora non ero arrivata in Congo!

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domenica 30 agosto 2009

Esigenze fisiologiche nelle lunghe attese in dogana

Come tanti comuni mortali occidentali ho un'esigenza che quando si viaggia crea qualche piccolo problema: amo i bagni puliti, in particolare quello di casa mia.
Già dall'aeroporto con le persone con cui avevo iniziato un piacevole dialogo era uscito come "possibile" problema che un pò tutti avremmo dovuto affrontare.
Forse chi non è esperto di viaggi si potrà meravigliare che persone appena conosciute affrontino con ironia un simile argomento. Mi hanno invece confermato che in tutti i viaggi, soprattutto se un pò disagiati, l'argoment0 quotidiano più gettonato è la regolarità intestinale, relativa consistenza, situazione igienica dei locali, ecc. Il nostro viaggio comunque è partito così tra risate e timori.
Il Rwanda ci aveva un pò scioccato e un pò tranquillizzato perchè comunque ci eravamo presto organizzati chi con un maggiore spirito di adattamento, chi con qualche riserva.
Il bello è arrivato alla nostra prima partenza dal luogo collaudato.
Domani si parte per l'Uganda, appuntamento alle 8,30!
Come da programma prima delle 10,30 non sono arrivati i pullman e verso le 11,00 siamo partiti. Due ore circa di viaggio e si arriva al confine con vesciche ancora vuote.
Il confine si presenta così:
ossia con poche possibilità di fughe per campi. Sapevamo che l'attesa sarebbe stata lunga perchè ormai eravamo più di duecento. Pare che uno dei modi per far pagare agli stranieri bianchi le difficoltà di entrata nel nostro paese sia quello di essere molto, molto, molto calmi nel timbrare i passaporti. Uno ogni 15-20 minuti se tutto va bene e non ci sono chiacchiere da fare o non arrivi qualche connazionale da far passare!!!
Siamo stati circa 8 ORE, si proprio 8 ORE in quello splendido e accogliente posto! Nessuno però si è scoraggiato, anzi.
L'esigenza bagno è inevitabilmente arrivata. Noi donne abbiamo formato un piccolo gruppo e siamo partite alla ricerca prima della possibilità dei campi, poi arrendendoci all'evidenza abbiamo cercato un luogo adeguato.
Troviamo un locale con dei ragazzi sul corridoio, dietro di loro un paio di porte.
Trattiamo il prezzo, perchè essendo custodito logicamente volevano essere pagati. Questo ha fatto si che nel nostro povero cuore nascessero vane illusioni. Riusciamo a concordare un dollaro per 4/5 persone e io ero la prima.
Uno dei ragazzi ridendo mi apre una porta e io faccio per entrare...........mi fermo al secondo passo bloccando con la mano la porta che si stava chiudendo dietro di me con un urlo NOOOOOOOOOOOOOO! Il locale in cui ero entrata era un luogo angusto di circa un metro per un metro senza finestra se non una piccola fessura in alto e un piccolissimo foro all'angolo in basso di una parete. Non c'era niente, assolutamente niente, puro pavimento e un buco dove presumibilmente doveva scorrere la pipì.
All'urlo era seguito un salto indietro e inevitabile risata dei ragazzi addetti ai bagni.
La mia faccia doveva essere molto eloquente perchè uno di loro piegandosi in due dal ridere mi apre un'altra porta dalla quale era appena uscita una ragazza con un fazzoletto davanti al naso che sembrava dovesse vomitare.
L'odore in effetti era talmente forte da far pensare di doversi equipaggiare con fazzoletti umidi profumati per attutire l'impatto.
Mentre entro sento la voce di chi mi aveva preceduto che urla NON RESPIRARE!!!
Una parola!
Bè, in un nano secondo sono riuscita a fare ciò che dovevo fare con una mano sola tenendo premuto sul naso un fazzoletto cercando di trattenere il respiro e non guardare più di tanto. Nonostante ciò sono uscita vomitando e mi ci è voluta più di un'ora per riprendermi da quel terribile odore.
Avete presente quella terribile puzza di fogna che capita ogni tanto di dover sentire? Moltiplicatela per tre o quattro e guarnitela con una puzza da paura di ammoniaca. Ecco, ci siete vicini.
Il bagno assomigliava a questo, anche se questo è di un albergo a 4 stelle in confronto.
Almeno il buco era visibile al centro!!!! Chi ha guardato però non ci ha voluto dire che animali ha visto!
Ora persino i bagni nelle aree di servizio della Salerno Reggio Calabria sono dei salotti per i miei occhi e il mio naso!

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sabato 29 agosto 2009

I racconti del genocidio


Durante un corso di antropologia filosofica, mentre leggevamo il libro "Chi è l'uomo" di Abram Heschel il discorso andò sulla capacità umana di godere nel fare il male al proprio simile partendo dai campi di sterminio nazisti. Il professore alla fine chiuse con questo concetto : basta niente all'uomo per dimenticare la propria umanità e comportarsi da animale mettendo a servizio della propria animalità l'intelligenza e la furbizia.
Lo sappiamo tutti che è così e basta guardarsi intorno per scoprire quanto è vero, o dare un'occhiata alla storia di ogni paese.
Eppure se ti trovi davanti persone che ti raccontano cosa hanno visto, vissuto e toccato durante un genocidio come quello del Rwanda riesci ugualmente a rimanere sconvolto. Ciò che ascolti non riguarda gente sconosciuta che si è armata contro di loro per chissà quali motivi politici o ideologici. I pochi disposti a raccontare ti parlano del parente, del vicino, del catechista o di un proprio intimo familiare che per un misterioso motivo si è lasciato trasportare da una "follia collettiva" per cui ha iniziato ad uccidere, uccidere e uccidere. Chi non uccideva restava imprigionato nella paura e prima o poi si armava senza capire neppure cosa stesse accadendo.
Come puoi spiegare ad una ragazzina di undici anni che i tuoi parenti si stanno improvvisamente uccidendo perchè sono di etnie diverse quando fino al giorno prima mangiavano insieme? Quale motivo ha scatenato all'improvviso un genocidio di tale ferocia?
Credo che tante siano le spiegazioni che si possono tentare, e se davvero le risposte servissero per impedire altre atrocità varrebbe davvero la pena di spenderci una vita per cercarle.
In quella gente si legge nel volto il dolore, la vergogna, il disagio di quanto è ancora vivo nella loro vita e appartiene per sempre alla loro storia.
- Ognuno di noi ha avuto cari uccisi nei modi più atroci, ognuno di noi ha provato tanto odio da sentirsi capace di fare altrettanto.
La prima vera tappa del nostro viaggio è stata quella di ascoltare qualche testimone, vedere qualche luogo di raccolta dove venivano massacrate centinaia e centinaia di persone, visitare una chiesa che era servita per raggruppare con l'inganno tanti fedeli per poi far uscire gli Hutu e uccidere i Tuzti.
Mentre li guardavo negli occhi mi chiedevo se io avessi avuto lo stesso coraggio di ricominciare e sorridere alla vita.


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venerdì 28 agosto 2009

Mal d'Africa

Ci sono tanti modi per renderti conto di quanto una realtà ti è entrata nel sangue. Uno è quello di vedere un ragazzo di colore girare per le file degli ombrelloni e leggere tra i libricini che cerca di vendere ai bagnanti il nome RWANDA. Ti precipiti, lo guardi, parli con lui come con un amico che conosci da sempre e compri giocando a contrattare come piace a loro. Poi lui se ne va e tu guardi ciò che hai comprato e ti vengono i lacrimoni e la nostalgia sale come un'onda del mare.
Mal d'Africa ?
Se ne parla tanto, ma cos'è veramente?
Razionalmente ti chiedi cosa ti può mancare di quei luoghi, cosa ti può aver fatto innamorare a tal punto da sentire tanta nostalgia nella consapevolezza che un pezzetto del tuo cuore è rimasto lì. Nulla, lì manca tutto e più di tutto.
L'amore infatti non si spiega razionalmente.
Così rivivere i ricordi di quei giorni ti aiuta a rielaborare, anche se nel riportare sembra di banalizzare e non rendere giustizia.

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mercoledì 26 agosto 2009

I Mzungu

I primi due giorni a Kigali ci sono serviti per prendere contatto con l'ambiente. Kigali è una città in piena espansione. Da una parte stanno nascendo palazzi, persino grattacieli, strade asfaltate affollate di grandi macchine, moto e ogni tipo di mezzo di trasporto. In alcuni punti il traffico e la confusione danno decisamente i punti al caos di qualsiasi metropoli occidentale.
Mentre lentamente il pulmino cercava di inoltrarsi verso la periferia ciò che balzava agli occhi continuamente erano i grandi paradossi: macchine di lusso, biciclette stracariche di ogni cosa; gente elegantissima, bambini coperti di stracci; baracche ai bordi delle strade sotto cartelloni enormi di pubblicità tra cui l'immancabile coca cola. Tutto all'insegna del contrasto, anzi dello scimmiottamento di un modello di ricchezza che stride terribilmente con il contesto reale.
Inutile dire che attiravamo l'attenzione. Tanti bianchi in una volta pigiati su tre pulmini non è sicuramente uno spettaccolo a cui sono abituati.
- Mzungu, mzungu!!!!
Era il grido che ci accompagnava.
Mzungu in origine significava "bellezza, meraviglia", ben presto è diventato "ricchezza, muso bianco ricco".


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martedì 25 agosto 2009

Buongiorno Africa!

Il primo giorno in Africa si è presentato così : chi era pieno di pizzichi abnormi, chi con attacchi d’asma per la polvere, chi con bolle da allergia, chi con la pelle di una guancia in fiamme come la sottoscritta, chi con le ossa rotte per i letti non eccessivamente comodi. Colazione: bevande calde, panino e uovo sodo.

Comunque tra una risata e una battuta alle nove eravamo tutti pronti per il giro in pulmino per Kigali. Qualcuno aveva lasciato la valigia pronta perché già pensava di ripartire.

Si fanno le dieci, le dieci e trenta, le undici. Il repertorio delle barzellette, dei racconti e resoconti stava scemando. Finalmente arriva uno dei responsabili con l’aria soddisfatta: ecco i pulmini stanno per arrivare, siete pronti?

- Veramente sono due ore che siamo pronti!!!

Grande risata del responsabile.

- Forse non ve ne siete accorti, ma siete in Africa! Qui gli orari sono sempre variabili. Ringraziate il cielo perché i pulmini arrivano davvero.


Iniziavamo a capire un’importante lezione: continuare a ragionare secondo i nostri schemi ci portava a concentrarci solo su noi stessi e i nostri bisogni. L’Africa era altro e ci aspettava con lussuosi mezzi di trasporto.


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domenica 23 agosto 2009

Arrivo in Rwanda


Se partire per le vacanze crea sempre grande entusiasmo e attesa, una meta particolare e impegnativa come il cuore dell’Africa lo è ancora di più. Ci si informa su tutto, si fanno i vaccini, si chiedono i permessi, si cerca di preparare tutto in base al criterio di essenzialità e necessità. Salviette umide di ogni tipo: rinfrescanti, carta igienica, intimo, disinfettanti, amuchina liquida e in gel. Si pensa allo shampo secco, agli integratori in caso di mancanza di vitamine o proteine, agli asciugamani in fibra che prendano poco spazio e si asciughino subito, ciabatte e costume per la doccia all’aperto, abbigliamento sportivo leggero, scarpe chiuse, torcia, ecc. Ogni minimo particolare è curato, pensato, perché il bagaglio non può essere immenso e qualsiasi cosa deve essere calibrata, essenziale, sufficiente per una quindicina di giorni. Per Bella Proff è la prima esperienza di questo tipo, quindi chiede consigli, guarda, osserva e poi riesce miracolosamente a finire di preparare i bagagli. All’aeroporto l’entusiasmo non manca tra i partecipanti al pellegrinaggio e si riesce subito a stabilire un primo contatto. L’appuntamento è alle 22,00, la partenza intorno all’una e la mattina dopo verso mezzogiorno, dopo lo scalo ad Addis Abeba e il trasporto in pullmino si approda alla prima sede in Rwanda, ossia alla Croce Rossa di Kigali dove si alloggerà per un paio di giorni in attesa dell’arrivo di altri gruppi. L’impatto è emozionante e nello stesso tempo sconcertante. Quando in Italia diciamo strada sterrata pensiamo ad una strada senza asfalto. Lì non solo non c’è l’asfalto, ci sono anche i crateri e le voragini. Il primo impatto con il Rwanda è la polvere rossa che inizia a penetrare ovunque. Il secondo impatto è con il concetto di alloggio e di servizi igienici. Ancora pieni delle strutture occidentali i nostri occhi fanno fatica a mettere a fuoco quella che lì è considerata una signora doccia con il lusso dell’acqua per tutto il gruppo arrivato, letti comodi con materassi scuri non certo per il colore, stanze appena intonacate e 8 letti a castello in 10mq. Acqua rigorosamente gelata si intende. La tensione che si avverte come risultato del primo shock è tangibile e ognuno cerca come può di esorcizzare l’impatto e ci si prepara per la doccia. Cerca, gira, rigira Bella Proff si ferma rassegnata …………….”accidenti non ho portato il SAPONE VERO!” Inutile dire che la presa in giro seguita ad una generale risata ha etichettato la principiante per il resto dei giorni.


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