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domenica 6 settembre 2009

Mamy please!

- Mamy, mamy please.

Mi ero da poco allontanata dal gruppo.

- Mamy, mamy please.

Inizio a pensare che quel ragazzo dagli occhi tristi si stia rivolgendo a me. Per l'ennesima volta mi pento amaramente di non aver cercato di riprendere lo studio dell'inglese sentendomi decisamente impedita.

- Yes

- Mamy, I go to house for job

Il loro inglese non è meglio del mio, per cui qualcosa riesco ad intuire, ma faccio finta di non aver capito e lo guardo in maniera interrogativa.

- Mamy, please I go to Italy for you. Job, I job

Far leva sul senso materno ha indubbiamente i suoi lati positivi, ma mille pensieri mi passavano per la testa mentre cercavo di mantenere un atteggiamento sereno e una risposta decente. L'aria che aveva non faceva pensare né ad uno scherzo, né ad una bambinata. Pensavo a mio figlio, decisamente più grande del ragazzo che mi parlava. Mai e poi mai potrei sopportare l'idea che nella sua disperazione andasse a chiedere ad una perfetta sconosciuta di poter partire per un paese altrettanto sconosciuto. Potevo essere chiunque, potevo avere qualsiasi intenzione. Già, qualsiasi condizione appare migliore della condizione in cui si trovano loro, ma questo vallo a spiegare a chi non ha occhi per vedere e orecchi per sentire.

Lo guardo sorridendo e gli chiedo

- What's your name?

Mi sorride smorzando la tristezza degli occhi : My name's Emmanuel

Mio nipote arriva in soccorso e gli spiega che in Italia non è così facile trovare lavoro e noi non possiamo portarlo perché occorrono dei permessi che non abbiamo.

Mai potrò dimenticare i suoi occhi e la tenerezza con cui ha tentato di far leva sul mio senso materno. Mai potrò dimenticare la tristezza con cui mi ha salutato. Opportunismo? Chissà, io lo chiamo istinto di sopravvivenza e quello che ho letto era proprio dolore.

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lunedì 31 agosto 2009

La sete è sete ........e loro lo sanno!


L'Uganda è il paese più ricco tra i tre che ho visto. Kampala si presenta meglio di Kigali, anche se con le stesse contraddizioni. Hanno più acqua, si vedono molti più palazzi di cemento, le strade asfaltate si trovano più facilmente e la confusione è notevole. Non manca la zona povera, meno drammatica di Kigali, ma sullo stesso standard di enormi mucchi di pietre, macerie, immondizie sulle quali si reggono delle casupole e in mezzo c'è lo spazio per il passaggio delle persone. E' indubbiamente in evoluzione......
Ci avevano promesso una gita al lago Vittoria e una cena a base di pesce per farci riprendere un pò ed eravamo in trepida attesa mentre il pullman scorreva per la città.
Non so da quanto avevamo lasciato la zona povera.........uno, due chilometri, forse di più, ma non certo molti.


Un passaggio a livello e gente in divisa ci fanno percepire che qualcosa di diverso avremmo sicuramente visto. All'improvviso giardini con erbetta, fiori, viali alberati, insomma sembrava essere di colpo entrati in un ....villaggio turistico di grande lusso. E lo era! C'era anche la piscina!

Basta poco a noi occidentali per adeguarci al lusso, così mentre tutti i ragazzi andavano in escursione al lago Vittoria, io e altri due "pinocchio" siamo fuggiti per andarci a immergere nelle acque della splendida piscina. Dietro c'era la palestra, bagni bellissimi e persino le docce calde!!!!
ALLORA E' POSSIBILE ci dicevamo.

Arriva l'ora di cena, tavoli pronti per tutti, cena a prezzo fisso con un bellissimo pesce e contorno di patate e una bevanda a testa a scelta. Tavoli da dieci, ci sediamo come capita anche per fare altre amicizie. Eravamo aumentati perchè si erano uniti i ragazzi delle comunità del Congo e dell'Uganda.
Arrivano le pietanze e logicamente la sete. Chiediamo...... sorriso .........niente.
In Africa usa così, non vi preoccupate, ci rincuora un missionario.
Ci guardiamo intorno e negli altri tavoli arrivano le bibite, una a testa come concordato.
Passa mezz'ora, passa un'ora e la sete aumenta vertiginosamente insieme con il nervosismo.
Richiamiamo il cameriere il quale riprende le ordinazioni e sparisce.
Torna dopo un pò con la faccia di circostanza dicendo che noi le bibite le dobbiamo pagare perchè sono finite.
- Finite???? Che vuol dire???? Forse avete dato di più agli altri, ma il prezzo era concordato!
Si alza il missionario e va a discutere con il capo cameriere.
Risatina di una signora che era con noi.
- Perchè ridi?
- Ragazzi se volete bere tirate fuori i soldi!
- Perchè?
- Guardatevi intorno, siamo l'unico tavolo di bianchi!
Ci giriamo ed effettivamente ad ogni tavolo c'era qualcuno di colore.
- Ma che vuol dire? No, è un caso, ci deve essere un'altra spiegazione. - Ero quasi sdegnata per una simile affermazione.
Torna il missionario con in mano una bottiglia di acqua e una di birra.
- E' tutto quello che sono riuscito ad ottenere, mi spiace. Credo che l'essere un tavolo di soli bianchi ha avuto delle ripercussioni. Se volete bere mi dovete dare un dollaro a testa!
Confesso che non ho mai pagato tanto volentieri una tassa che poteva ritenersi ingiusta. Ingiusta???? Ma ingiusta per chi?
E' stata una delle più belle lezioni che l'Africa mi ha dato e non certo perchè avevamo fatto apposta ad essere solo bianchi. La sete è sete sempre........al di là del colore della pelle...............e noi abbiamo i soldi per pagare persino .......la piscina! E ancora non ero arrivata in Congo!

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domenica 30 agosto 2009

Esigenze fisiologiche nelle lunghe attese in dogana

Come tanti comuni mortali occidentali ho un'esigenza che quando si viaggia crea qualche piccolo problema: amo i bagni puliti, in particolare quello di casa mia.
Già dall'aeroporto con le persone con cui avevo iniziato un piacevole dialogo era uscito come "possibile" problema che un pò tutti avremmo dovuto affrontare.
Forse chi non è esperto di viaggi si potrà meravigliare che persone appena conosciute affrontino con ironia un simile argomento. Mi hanno invece confermato che in tutti i viaggi, soprattutto se un pò disagiati, l'argoment0 quotidiano più gettonato è la regolarità intestinale, relativa consistenza, situazione igienica dei locali, ecc. Il nostro viaggio comunque è partito così tra risate e timori.
Il Rwanda ci aveva un pò scioccato e un pò tranquillizzato perchè comunque ci eravamo presto organizzati chi con un maggiore spirito di adattamento, chi con qualche riserva.
Il bello è arrivato alla nostra prima partenza dal luogo collaudato.
Domani si parte per l'Uganda, appuntamento alle 8,30!
Come da programma prima delle 10,30 non sono arrivati i pullman e verso le 11,00 siamo partiti. Due ore circa di viaggio e si arriva al confine con vesciche ancora vuote.
Il confine si presenta così:
ossia con poche possibilità di fughe per campi. Sapevamo che l'attesa sarebbe stata lunga perchè ormai eravamo più di duecento. Pare che uno dei modi per far pagare agli stranieri bianchi le difficoltà di entrata nel nostro paese sia quello di essere molto, molto, molto calmi nel timbrare i passaporti. Uno ogni 15-20 minuti se tutto va bene e non ci sono chiacchiere da fare o non arrivi qualche connazionale da far passare!!!
Siamo stati circa 8 ORE, si proprio 8 ORE in quello splendido e accogliente posto! Nessuno però si è scoraggiato, anzi.
L'esigenza bagno è inevitabilmente arrivata. Noi donne abbiamo formato un piccolo gruppo e siamo partite alla ricerca prima della possibilità dei campi, poi arrendendoci all'evidenza abbiamo cercato un luogo adeguato.
Troviamo un locale con dei ragazzi sul corridoio, dietro di loro un paio di porte.
Trattiamo il prezzo, perchè essendo custodito logicamente volevano essere pagati. Questo ha fatto si che nel nostro povero cuore nascessero vane illusioni. Riusciamo a concordare un dollaro per 4/5 persone e io ero la prima.
Uno dei ragazzi ridendo mi apre una porta e io faccio per entrare...........mi fermo al secondo passo bloccando con la mano la porta che si stava chiudendo dietro di me con un urlo NOOOOOOOOOOOOOO! Il locale in cui ero entrata era un luogo angusto di circa un metro per un metro senza finestra se non una piccola fessura in alto e un piccolissimo foro all'angolo in basso di una parete. Non c'era niente, assolutamente niente, puro pavimento e un buco dove presumibilmente doveva scorrere la pipì.
All'urlo era seguito un salto indietro e inevitabile risata dei ragazzi addetti ai bagni.
La mia faccia doveva essere molto eloquente perchè uno di loro piegandosi in due dal ridere mi apre un'altra porta dalla quale era appena uscita una ragazza con un fazzoletto davanti al naso che sembrava dovesse vomitare.
L'odore in effetti era talmente forte da far pensare di doversi equipaggiare con fazzoletti umidi profumati per attutire l'impatto.
Mentre entro sento la voce di chi mi aveva preceduto che urla NON RESPIRARE!!!
Una parola!
Bè, in un nano secondo sono riuscita a fare ciò che dovevo fare con una mano sola tenendo premuto sul naso un fazzoletto cercando di trattenere il respiro e non guardare più di tanto. Nonostante ciò sono uscita vomitando e mi ci è voluta più di un'ora per riprendermi da quel terribile odore.
Avete presente quella terribile puzza di fogna che capita ogni tanto di dover sentire? Moltiplicatela per tre o quattro e guarnitela con una puzza da paura di ammoniaca. Ecco, ci siete vicini.
Il bagno assomigliava a questo, anche se questo è di un albergo a 4 stelle in confronto.
Almeno il buco era visibile al centro!!!! Chi ha guardato però non ci ha voluto dire che animali ha visto!
Ora persino i bagni nelle aree di servizio della Salerno Reggio Calabria sono dei salotti per i miei occhi e il mio naso!

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sabato 29 agosto 2009

I racconti del genocidio


Durante un corso di antropologia filosofica, mentre leggevamo il libro "Chi è l'uomo" di Abram Heschel il discorso andò sulla capacità umana di godere nel fare il male al proprio simile partendo dai campi di sterminio nazisti. Il professore alla fine chiuse con questo concetto : basta niente all'uomo per dimenticare la propria umanità e comportarsi da animale mettendo a servizio della propria animalità l'intelligenza e la furbizia.
Lo sappiamo tutti che è così e basta guardarsi intorno per scoprire quanto è vero, o dare un'occhiata alla storia di ogni paese.
Eppure se ti trovi davanti persone che ti raccontano cosa hanno visto, vissuto e toccato durante un genocidio come quello del Rwanda riesci ugualmente a rimanere sconvolto. Ciò che ascolti non riguarda gente sconosciuta che si è armata contro di loro per chissà quali motivi politici o ideologici. I pochi disposti a raccontare ti parlano del parente, del vicino, del catechista o di un proprio intimo familiare che per un misterioso motivo si è lasciato trasportare da una "follia collettiva" per cui ha iniziato ad uccidere, uccidere e uccidere. Chi non uccideva restava imprigionato nella paura e prima o poi si armava senza capire neppure cosa stesse accadendo.
Come puoi spiegare ad una ragazzina di undici anni che i tuoi parenti si stanno improvvisamente uccidendo perchè sono di etnie diverse quando fino al giorno prima mangiavano insieme? Quale motivo ha scatenato all'improvviso un genocidio di tale ferocia?
Credo che tante siano le spiegazioni che si possono tentare, e se davvero le risposte servissero per impedire altre atrocità varrebbe davvero la pena di spenderci una vita per cercarle.
In quella gente si legge nel volto il dolore, la vergogna, il disagio di quanto è ancora vivo nella loro vita e appartiene per sempre alla loro storia.
- Ognuno di noi ha avuto cari uccisi nei modi più atroci, ognuno di noi ha provato tanto odio da sentirsi capace di fare altrettanto.
La prima vera tappa del nostro viaggio è stata quella di ascoltare qualche testimone, vedere qualche luogo di raccolta dove venivano massacrate centinaia e centinaia di persone, visitare una chiesa che era servita per raggruppare con l'inganno tanti fedeli per poi far uscire gli Hutu e uccidere i Tuzti.
Mentre li guardavo negli occhi mi chiedevo se io avessi avuto lo stesso coraggio di ricominciare e sorridere alla vita.


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venerdì 28 agosto 2009

Mal d'Africa

Ci sono tanti modi per renderti conto di quanto una realtà ti è entrata nel sangue. Uno è quello di vedere un ragazzo di colore girare per le file degli ombrelloni e leggere tra i libricini che cerca di vendere ai bagnanti il nome RWANDA. Ti precipiti, lo guardi, parli con lui come con un amico che conosci da sempre e compri giocando a contrattare come piace a loro. Poi lui se ne va e tu guardi ciò che hai comprato e ti vengono i lacrimoni e la nostalgia sale come un'onda del mare.
Mal d'Africa ?
Se ne parla tanto, ma cos'è veramente?
Razionalmente ti chiedi cosa ti può mancare di quei luoghi, cosa ti può aver fatto innamorare a tal punto da sentire tanta nostalgia nella consapevolezza che un pezzetto del tuo cuore è rimasto lì. Nulla, lì manca tutto e più di tutto.
L'amore infatti non si spiega razionalmente.
Così rivivere i ricordi di quei giorni ti aiuta a rielaborare, anche se nel riportare sembra di banalizzare e non rendere giustizia.

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mercoledì 26 agosto 2009

I Mzungu

I primi due giorni a Kigali ci sono serviti per prendere contatto con l'ambiente. Kigali è una città in piena espansione. Da una parte stanno nascendo palazzi, persino grattacieli, strade asfaltate affollate di grandi macchine, moto e ogni tipo di mezzo di trasporto. In alcuni punti il traffico e la confusione danno decisamente i punti al caos di qualsiasi metropoli occidentale.
Mentre lentamente il pulmino cercava di inoltrarsi verso la periferia ciò che balzava agli occhi continuamente erano i grandi paradossi: macchine di lusso, biciclette stracariche di ogni cosa; gente elegantissima, bambini coperti di stracci; baracche ai bordi delle strade sotto cartelloni enormi di pubblicità tra cui l'immancabile coca cola. Tutto all'insegna del contrasto, anzi dello scimmiottamento di un modello di ricchezza che stride terribilmente con il contesto reale.
Inutile dire che attiravamo l'attenzione. Tanti bianchi in una volta pigiati su tre pulmini non è sicuramente uno spettaccolo a cui sono abituati.
- Mzungu, mzungu!!!!
Era il grido che ci accompagnava.
Mzungu in origine significava "bellezza, meraviglia", ben presto è diventato "ricchezza, muso bianco ricco".


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martedì 25 agosto 2009

Buongiorno Africa!

Il primo giorno in Africa si è presentato così : chi era pieno di pizzichi abnormi, chi con attacchi d’asma per la polvere, chi con bolle da allergia, chi con la pelle di una guancia in fiamme come la sottoscritta, chi con le ossa rotte per i letti non eccessivamente comodi. Colazione: bevande calde, panino e uovo sodo.

Comunque tra una risata e una battuta alle nove eravamo tutti pronti per il giro in pulmino per Kigali. Qualcuno aveva lasciato la valigia pronta perché già pensava di ripartire.

Si fanno le dieci, le dieci e trenta, le undici. Il repertorio delle barzellette, dei racconti e resoconti stava scemando. Finalmente arriva uno dei responsabili con l’aria soddisfatta: ecco i pulmini stanno per arrivare, siete pronti?

- Veramente sono due ore che siamo pronti!!!

Grande risata del responsabile.

- Forse non ve ne siete accorti, ma siete in Africa! Qui gli orari sono sempre variabili. Ringraziate il cielo perché i pulmini arrivano davvero.


Iniziavamo a capire un’importante lezione: continuare a ragionare secondo i nostri schemi ci portava a concentrarci solo su noi stessi e i nostri bisogni. L’Africa era altro e ci aspettava con lussuosi mezzi di trasporto.


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mercoledì 15 luglio 2009

Voltare pagina

Il passaporto è arrivato come è arrivato il visto per il Ruanda nell'arco di ventiquattro ore. Era davvero tanto tempo che la gioia di una vacanza non era così intensa, così profonda. Mentre la gioia si concretizza nei veri preparativi la sensazione è quella di aver voltato pagina. Già c'è la pagina delle vacanze da ragazza, al mare come ricorda Raperonzolo, le vacanze vissute con i miei figli nella casa in montagna dei miei suoceri e con i miei suoceri con la sola parentesi di una o due settimane al mare e ora questa nuova pagina delle vacanze scelte e non condizionate.
Sapori, odori dell'estate che mai come quest'anno avevo desiderato con il suo caldo asfissiante, il sole che scalda le ossa e il piacere delle serate fresche nella veranda.
Insegnare ti riporta alla gioia della fine della scuola, ma i figli grandi impegnati nel lavoro o nelle loro vacanze con gli amici avevano lasciato un vuoto. Da piccola le vacanze sono decise da altri, da genitore sono decise in funzione del bene dei figli per ciò che ognuno può dare e fare, da "adulti" ti trovi spiazzato nel dover affrontare una stagione meravigliosa senza un vero scopo o obiettivo se non quello del riposo che sembra già sterile al secondo giorno.
Lo scorso anno il disagio era stato sentito, intuito, pensato e con il desiderio sempre presente nel cuore di Bella Proff di cogliere le occasioni quando si presentano si era concretizzato nell'accettare l'invito di un giro per la Francia e la Normandia con tre pulmini e un gruppo di amici. La vacanza in montagna in quella casa enorme che non vedeva più la presenza dei suoceri, ma neanche quella dei figli si era così ridotta a pochi giorni pieni di euforia sia prima che dopo. Era stato un assaggio, un modo per dire "giro pagina" e in attesa di una possibile richiesta di tata-nonna prendo per la prima volta in mano il desiderio di rompere ogni schema, ogni paura indotta e faccio quello che da ragazza non ho mai avuto il coraggio di fare: partire da sola. Già perchè nelle varie fasi della vita Bella Proff si è accorta che una l'aveva saltata: quella della gioventù, della spensieratezza di viaggiare, partire all'avventura con le valige piene di voglia di vivere e conoscere il mondo, con la curiosità di conoscere cosa c'è fuori del guscio , con il desiderio di dire al resto del mondo "eccomi e non ho paura".

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